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Le pescivendole
pescivendole a cura di Alfio Troncossi

Le pescivendole (Al piscèri)

L'esiguità del reddito dei pescatori e non solo di questi induceva le mogli ad andare a vendere il pesce nelle campagne limitrofe, nelle frazioni del cervese ed oltre
Erano queste le venditrici ambulanti del.pesce chiamate pisèri. A seconda delle stagioni si davano appuntamento " sota la Pòrta d'Ravèna" oppure " int e pont", nelle ore piccole e cioè quando era ancora buio. Infagottate in stravaganti indumenti, più spesso di uso maschile, con attorno pesanti scialle di lana e tele incerate per proteggersi dal freddo e dalla pioggia, si ritrovavano in quei punti e partivano assieme. Arrivavano sulle biciclette che avevano.il.portacarichi sulla ruota postariore e sopra legate una o due cassettine piene di pesce. Dalle cassette gocciolava l'acqua del ghiaccio, che cominciava a sciogliersi e vederle arrivare, così conciate, facevano.una certa impressione e ci voleva molta fantasia per pensarle donne o qualcosa di simile.
Partivano, in gruppo, parlando ad alta voce per capirsi sotto le cappe degli indumentiprotettivi.
Commentavano, spettegolavano e spesso bisticciavano, fin quando non giungevano agli incroci che le disunivano, per andare poi melle proprie zone di vendita che erano create e rispettavano con autidisciplina
Se fosse accaduto il contrario ci sarebbero state baruffe a non finire.
Da: Zirvia – Cum cl'era!
Di : Riziero Finchi.


di Gabriele Bernabini

Le pescivendole (Al piscèri)

Le pescivendole con le loro biciclette fornivano anche il forese.
Ognuno aveva la propria zona di vendita.
Le prime lasciavano il gruppo alla “Madòna dla neva” (Madonna della neve.) per andare verso Villa Inferno e Montaletto. Proseguendo fino “ a e' Pont dla Guaza” lasciavano quelle che andavano a Pisignano e Cannuzzo, più avanti ancora lasciavano il gruppo quelle che andavano a Castiglione “e al Calori” e per ultime rimanevano quelle che proseguivano lungo la strada che portava verso Forlì. Dovevano arrivare alle case dei contadini, prima possibilmente che questi fossero già al lavoro nei campi. Si annunciavano da lontano col grido: “Pess!” (Pesce) e quando i compratori venivano a curiosare, alzavano il sacco di yuta che teneva in fresco la merce e mostravano “canoci” (canocchie), “fritura” (pesciolini da friggere), “saraghèna (saraghina), “sardon” (sardoni) esclamando, nel modo più convincente possibile: “Guardì, doni ad bèla roba ch' a iò stamatena!” (Guardate donne che bel pesce ho questa mattina!).
Da: Zirvia – Cum cl'era!
Di : Riziero Finchi.

LE PESCIVENDOLE DI CERVIA
( a cura di Renato Lombardi )

Bertini Pasquina, Bilancioni Maria detta La Blanzona, Bonaldo Dalila, Bonaldo Guglielma, Bonaldo Lucia detta Luciona , Bonaldo Maria, Bonaldo Vincenza, Bonoli Alba, De Cesari Maria detta Maria ad Giubai, Evangelisti Cesira, Cecchini Maria, Foli Imer, Giulianini Assunta, Giulianini Peppina, Guidi Tullia, Guidotti Lidia, Lombardi Teresa, Lynedei Merope, Marzelli Ines, Mazzotti detta Ghila, Melandri Emilia, Melandri Rosalia, Neri Maria detta La Pugina, Neri Teresa, Plazzi Luisa detta La Mora, Ravagnan Maria, Sarti Diva detta La Duturesa, Sarti Maria detta La Trampalina, Sartini Gina, Sartini Lidia, Sartini Vilma, Savini Giulia, Tiozzi Pierina, Veronesi Ada detta La Bragoza, Zoffoli Assunta detta La Rudarina.







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