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Penso Fulvio
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Intervista al prof. Fulvio Penso ( a cura di Renato Lombardi )
Il prof, Penso appartiene a una famiglia marinara, ed ha vissuto esperienze nella sua infanzia e nella sua adolescenza, che sono strettamente collegate alla vita del Borgo Marina e alla marineria di Cervia. La sua grande passione è il mare ed è um cultore delle tradizioni marinare. Questa passoone gli è stata tramessa in primo.luogo dal padre, il pescatore Gino Penso detto Violino. Un soprannome che deriva dal disegno dipinto sulla vela di un'imbarcazione tradizionale acquistata per svolgere meglio la sua attività di pescatore. Una sorta di segno del destino, che avrebbe legato l'avvenire del figlio al mondo della musica.
Fulvio Penso ci racconta alcune esperienze di vita che ci portano alla vita marinara vissuta a Cervia nel secondo Dopoguerra.
" In estate nel.periodo delle vacanze scolastiche, mio padre mi portava con sè in mare per vivere l'esperienza dell'apprendimento del lavoro del pescatore.
C'era in primo luogo l'esigenza di dare una mano nel lavoro che era la fonte principale del reddito familiare. Lo faceva anche per impegnarmi e distogliermi da altri possibili svaghi e perchè non combinassi guai.
L'impatto con la vita marinara, svolgendosi in estate era anche meno duro rispetto al lavoro invernale, caratterizzato dal freddo, da condizioni del mare non sempre favorevoli e spesso piene di pericoli. L'esperienza vissuta da ragazzo era anche una scuola di vita. |
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Bisognava imparare le rigide regole della vita di bordo. Se di notte si gettavano le reti in mare e se all'alba si dovevano levarle per prendere il.pesce, allora erano notti insonni e di fatica. Un pericolo per i pescatori era, rappresentato dai delfini, prchè addentavano le reti e si prendevano il pescato. Di notte però non venivano in genere ad attaccare le reti. Il mio compito, come mozzo era quello di vigilare e segnalare la eventuake presenza di delfini nelle vicinanze. Tra l'altro anche la Capitaneria di Porto aveva messo una sorta di taglia sui delfini. Vivevo l'esperienza della vita di bordo, con mio padre e con il suo marinaio, Egidio Modanesi. Ricordo che si partiva dalla banchina del porto dopo mezzanotte, verso l'una o.le due. Usciti al largo si calavano le reti che rimanevano in acqua per circa due ore. Era il.periodo in cui mi era consentito di dormire un po' sotto coperta. Si dormiva in cuccette appoggiate al motore, da cui erano divise da un sottile ponte di legno.
Il motore era un WM BENZ di fabbricazione tedesca. Dibbiamo considerare che quello era il.periodo in cui si realizzava la completa trasformazione dela navigazione dalla vela al motore. Il motore della nostra barca era a tre cilindri ed aveva l'avviamento ad aria compressa, che occorreva ricaricare spesso. Per mettere in moto il motore si usavano delle bombole chiamate " e baghen " ( il maiale). La messa in moto del motore era un rito. Il motore doveva poi rimanere sempre acceso. Immaginiamoci la puzza del gasolio e l'inquinamento acustico. Il tubo di scappamento era collocato davanti alla cabina. Le reti venivano calate in mare e dopo un certo.periodo di tempo si ritiravano a bordo utilizzando un paranco.Trascinate le reti a bordo, si trattava di pulirle da fango, alghe e detriti e di fare la cernita del pesce. Il pesce veniva immerso nell'acqua con ceste di vimini e veniva,poi lavato e ripulito. |
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Al giorno d'oggi la salpa delle reti e meccanizzata e viene svolta completamente con un verricello. Allora invece erano operazioni che si svolgevano.prevalentemente a mano. Si utilizzavano funi miste di canapa ed acciaio. Si utilizzavano degli accorgimenti paricolari per tenere le reti sul fondo. Si usavano anche i divergenti che venivano utilizzati per nantenere la rete aperta.
I vecchi pescatori mi raccontavano che .mio nonno aveva avuto un ruolo importante nell'introduzione dei divergenti a Cervia. Il sacco di pesce veniva imbragato con un paranco e con carrucole. La cernita del pesce e la preparazione del pescato in cassette di legno avveniva a poppa. Qiando si arrivava in porto ai ragazzi spettava il compito di portare le cassette del pesce con un carretto al mercato all'ingrosso. Al mercato del pesce nell'edificio che oggi è la sede del Circolo Pescatori, avveniva l'asta del pesce seguita dai paron e dai grossisti della vendita del pesce.
La Coop. Pescatori seguiva questa operazione e consegnava le bollette relative alla vendita del pesce. I grossisti erano Livio Lucchi e Giovanni Giulianini
Una folta schiera di pescivandole veniva poi coinvolta nella vendita ambulante del pesce, che arrivava alke località dell'entroterra romagnolo, ad una distanza di 20 / 25 chilometri |
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