cooperativa pescatori Borgo Marina Cervia la fenice
HOME LE FAMIGLIE QUALCHE STORIA I SOPRANOMI I PERSONAGGI LE FOTO CONTATTO CERCA
Spaziatore Farabegoli

Piraccini Ivan
ivan

PESCATORI ( a cura di Lombardi Renato )

Piraccini Ivan (1 )
( nato a Cervia il 19/12/1922)
Ho cominciato ad andare in mare a 5 anni, nel periodo estivo, su un bragozzo chioggiotto di 5 o 6 tonnellate.
Dal momento che ero molto piccolo, mi davano il compito di guardare che i delfini non andassero a mangiare il.pesce nella rete. Ci facevano.poi pulire la barca o togliere l'acqua dalla santina. Come compenso mi davano un po' di pesce e prendevo un mezzo quartarolo.
A nove anni si stava via anche 3 o 4 giorni. Ci spingevamo a circa 45- 50 chilometri dalla costa. Spesso faceva bonaccia e si faceva fatica a venire a terra. Alla notte il.mozzo dormiva: di giorno era spesso con il timone in mani, doveva pulire i fanali che andavano a petrolio e doveva pulire la cucina.
Al mattino si mangiava polenta e rustida verso le 6 e mezza, 7, dopo una notte di duro lavoro dei pescatori.
A mezzogiorno, a volte si faceva uno spuntino con granseola e canocchie.
Alla sera si faceva brodetto e pesce lessato.
Si andava a vela. I primi motori sono stati montati a Cervia nel 1929/30. I motori erano i SATIMA ed ELVA a 2 tempi. I risultati però furono deludenti. Si prendeva su il mezzo vino, vinaccia allungata con acqua. Il pane si portava da casa, avvolto in un sacco di tela, per proteggerlo dagli scatafaggi e da altri insetti.
Si portava inoltre la farina.
In estate si usava circa mezzo quintale di legna alla settimana del diametro di 3 o 4 centimetri per fare il fuoco e cucinare sotto coperta. Dal portello di prua usciva il fumo.
Il focone era rivestito da una lamiera di latta e la parte inferiore della coperta era protetta da una lamiera grossa mezzo centimetro.
Noi andavamo in tutti i porti secondo il vento.
Il.porto di Cervia era spesso interrato e in caso di burrasca, non si poyeva uscire perchè c'era poco fondale. Andavamo in tutti i porti da Goro a Rimini. Qualche volta si andava a Chioggia per fare i lavori alle barche.
I pescatori sfruttavano i momenti di riposo per fare le reti. Le donne a casa facevano le reti più grandi , come la tartana..
Le vele erano fatte da alcune velaie. I vecchi marinai tagliavano pezzi di tel, che poi venivano cuciti. Le vele bianche venivano stese al yermine della preparazione su un prato e con la spugna imbevuta di colore fatto di terra rossa, gialla e a volte blu, venivano dipinte.
Per la vendita del.pesce si attraccava in cima al molo e con le cosidette barelle caricavamo 8 o 10 casse.
Si faceva anche mezzo chilometro prima di arrivare al mercato dove il pesce veniva venduto ai grossisti o ai pescivendoli.
Le pescivendole andavano a vendere il.pesce partendo in bicicletta verso l'entroterra. Una certa Tullia arrivava fino a Dovadola, che distava decine di chilometri da Cervia.
A 14 anni ho cominciato a prendere la paga da marinaio. Fino all'età di 24/25 anni sono stato sulle barche più grosse: trabaccoli da pesca, bragozzi. All'età di 25 anni, bel 1947, ho.preso poi una barca.
Durante il giorno, i marinai lasciavano il mozzo al timone per fare un riposino. Dopo un po' si sentiva una voce " Tira il timone " I marinai capivano l'andatura della barca da sotto coperta. Il mozzo a volte si prendeva un secchio d'acqua se non stava attento.
Una volta mi capitò un fatto curioso
Ero con un altro pescatore su un sandalo, una piccola barca di circa 3,80 metri. Stavo tirando su gli ami, che collegati da una lunga fune avevamo depositato in mare con esche formate da pezzi di sardine. Di queste esche erano particolarmente ghiotti i rombi. Ad.un tratto passò un branco di una decina di delfini. Uno di questi passò vicino alla barca e con una fiocina lo colpii. Lo.presi in uno strato compreso tra la pelle e il grasso e quindi non colpii parti vitali. Allora i pescatori vedevano con molta preoccupazione i delfini perchè rompevano le reti e rischiava di andare in fumo il lavoro di più giorni. Quel delfino che era più lungo della nostra barca, ci trascinò per molti chilometri ad una velocità che con il sandalo, sia a remi che a vela, non avremmo.mai potuto raggiungere.
Alla fine il delfino con uno strappo riuscì a liberarsi della nostra compagnia.
La navigazione a vela selezionava i veri marinai. Non c'erano strumenti nautici, salvo l'ago magnetico di una bussola. Ci si basava sul vento, sulle stelle e sull'esperienza fatta in tanti anni di duro lavoro.







freccia sito Farabegoli ritorna



  © Fioz